2014

Originally posted on mestolate:

psycho_tropical_berlin_2013Il mio 2014, come da copione, è stato una merda. Diviso e sgretolato in tante parti, mi sveglio a gennaio con trenta gradi circa, dopo una notte passata al quattordicesimo piano di un palazzo di New Manila a guardare i razzi che quasi raggiungevano la finestra esplodendo in mille scintille rosse. La sera prima parlavo di un concerto punk di beneficenza a favore dei pitbull, pitbull utilizzati in combattimenti di cani clandestini.

Accompagnandomi in là di qualche settimana con una serata hip hop / metal al Tomato Kick di Timog Avenue, serata finita tra pianti e sommosse, e serate passate in casa tra pianti e scommesse, che tutto sarebbe andato per il meglio, invece poi non lo è stato.

Ho ascoltato “Their satanic majesties” dei The Brian Jonestown Massacre per la prima volta, o forse non era la prima volta, la canzone Anemone ancora mi rimbalza nel cervello e non…

View original 530 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in Frattaglie

2014/2

Originally posted on mestolate:

beeboprocksteadybanner569944

Gennaio, in Australia, è il cuore dell’estate, e il villaggio del Campus è quasi deserto. Circondato dalla quiete, io sono l’unico col cuore in gola. Mi sveglio, sento voci al piano di sotto, e mi riempio di paranoia: nella confusione della veglia, per qualche secondo, immagino scene da film d’azione: io che mi nascondo negli angoli, esco dall’ombra e taglio la gola ai sicari.

Questo perché sono in subaffitto. Un mio ex-coinquilino mi ha lasciato la sua stanza dicendomi che avrei trovato la chiave sotto il tappeto. Arrivato all’alba, dopo un viaggio di 25 ore, mi accorgo che non c’è nessun tappeto. Da lì in poi rimbalzo tra il silenzio estivo del villaggio e la mia paranoia: l’amministrazione è incredibilmente aggressiva, cercano di spillarti soldi per qualsiasi scusa. Non oso immaginare la multa che beccherei se scoprissero che sono senza contratto; per vari scherzi del destino, le chiavi elettroniche che…

View original 865 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

CLOB Episode #03 POPES

Clob è contenitore di video presi disordinatamente da internet. Il progetto è chiaro: ogni settimana, tre minuti di immagini, categoricamente tratte da internet, montate seguendo il filo conduttore di un tema ben preciso. Nel terzo episodio si parla di Papi: POPES, Extra Omnes.

Lascia un commento

Archiviato in avvistamenti, Clob

CLOB Episode #02 EXPLOSIONS

Clob è contenitore di video presi disordinatamente da internet. Il progetto è chiaro: ogni settimana, tre minuti di immagini, categoricamente tratte da internet, montate seguendo il filo conduttore di un tema ben preciso. Nel secondo episodio si parla di ordigni: EXPLOSIONS, “…priva di parassiti, e malattie” I. Svevo, La coscienza di Zeno

Lascia un commento

di | 11 dicembre 2014 · 00:09

CLOB Episode #01 SPACE

Clob è contenitore di video presi disordinatamente da internet. Il progetto è chiaro: ogni lunedì alle 19.30, tre minuti di immagini, categoricamente tratte da internet, montate seguendo il filo conduttore di un tema ben preciso.

Nel primo episodio si parla di spazio: SPACE, can you cry in space?

Lascia un commento

di | 1 dicembre 2014 · 01:00

Agognate povertà #5: Emilia in Parte

In queste ultime settimane sono dovuto spesso andare in Emilia per motivi che non riguardano soldi.

La città di Bologna era calda, umida e soffocante. Davanti ad un ufficio SPRAR del centro, in Via San Leonardo, ricevetti la chiamata di un amico che mi invitava ad andare allo spettacolo del Teatro Povero di Monticchiello con una delegazione dell’Amministrazione Comunale del mio Paese. L’amico ebbe il mio diniego.

Lo spettacolo del Teatro Povero di Monticchiello è stato più bello quest’anno dello scorso.

 

IMG_1351

Bologna ha due torri che la collegano al cielo. Le due torri sono custodite da più di trent’anni da un uomo che sta per essere cacciato dall’Amministrazione Comunale.

La città di Modena aveva un cielo grigio. Di Bologna conservava i portici.
Al centro camminava gente vestita bene. Alla periferia, poco prima del centro, lungo il Viale Giardini, camminava un bimbo scuro di pelle vestito meglio dei passanti del centro. I suoi abiti erano di gusto nobile.
Modena ha un campanile che la collega al cielo.

Di queste due città non so quali siano i codici che ricevono dal cielo.
Ma tutte e due, dovrebbero averci conversato a lungo, dati i loro impegni storicizzati a farsi importanti nell’alto; le due torri e un campanile.
Come ogni città d’Occidente.foto

Non ho voglia di tergiversare, anche se è spesso mianecessità. Tergiversare è l’azione che amo di più fare. Dovremmo lottare per un reddito minimo garantito perché non ci è data la possibilità di tergiversare; invece non lo otteniamo nemmeno se parliamo la lingua del Capitale.

Ero comunque a Bologna per fare una cosa precisa; parlare di sazietà attraverso lo stesso oggetto ed il tempo.
Ho quindi cercato di indicizzare il museo degli abitanti della nostra Civiltà; ho così individuato tutti gli uffici e gli alloggi degli uomini che dal Sud del mondo, dall’Africa in particolare, sono appena arrivati in questa Penisola.
Incontrandoli pensavo agli spazi e ai dazi; a un’insieme di punti che mi completava nella regione del cervello a cui questa non arriva. L’impegno era quello di porre come elemento primo la natura dei neuroni a specchio.

Ho quindi cercato di fare questo, video che poi è stato selezionato ad un concorso indetto dal C.I.R.. Il video si chiama Precious ed ha questo volto qua:

Schermata 2014-11-06 alle 19.49.20

In questa Emilia ho trovato biforcazioni difficilmente dimenticabili, perché incomplete e senza fine; laddove non si trova completezza spesso si rimane con la voglia di finire di vedere come va o altre volte, anch’esse comuni, si lascia che rinascano a nuova vita, a prendere altra animosità in altro tempo.

Lascia un commento

Archiviato in Agognate povertà

Coming soon #2

Lascia un commento

di | 29 novembre 2014 · 23:48

Coming soon #1

Lascia un commento

di | 29 novembre 2014 · 00:41

Agognate povertà #4: Le due città di ( )

di Tommaso Capecchi

 

Le due città di (   ) sono la stessa città. Una è sopra e l’altra sotto, una viene prima e l’altra dopo ma convivono insieme. Prima non era così, ora sì.

La prima città viene da lontano e come tutte le cose o le storie che vengono da lontano ci narra tante situazioni, diversi flussi e continui passati che, piano piano arrivano ad oggi, a uno dei tanti giorni di oggi. O più semplicemente ad uno degli oggi che si confonde con ieri se siamo capaci di osservarlo nel suo futuro. Un oggi disorganico nei tempi e nella dimensione chimico-fisica del reale. 

Questa città nasce nell’eterotopia di un affresco che ha sede nel suo Palazzo di Governo (o uno di essi), dipinto intorno al 1338 da uno dei fratelli Lorenzetti; Ambrogio, più giovane di Pietro.

Si forma su colli con mattoni d’argilla che la ricompongono con case, torri, grandi palazzi, strade e piazze. 

Questa città vive ora nella luce delle cose e dei colori delle persone che camminano nelle strade. Essi lavorano poco preferendo la passione dei momenti e dei progetti e anche per questo, vivono bene o insomma, in quel modo lì. Vivono bene anche perché si rendono semplici e spontanei nell’importare ed esportare relazioni.

Vivono bene perché quando si alzano la mattina prima ridono e poi: si prendono un caffè, si lavano il corpo e tutte quelle cose cha gli va di fare. In questa città ci stanno in tanti, anche gli animali.

Questa prima città (   ) non ha mura, non ha recinti o limiti fisici delineati, costruiti e costituiti. Si vede da Sud da una strada lunga diritta a da Nord da un’altra con molte curve perché ci sono le colline.

Questa città veniva vista da Maurice Denis nel 1921 da prospettive come questa. La città era già Fascista e simile a quella che gli sta sotto.

IMG_0954

La vera bellezza di questa città è che di bellezze ce ne sono tante; dentro, fuori, sopra, sotto, omeostatiche e tutte della stessa intensità, dimensioni e verso. 

Una di queste è che si dorme bene e lo possiamo fare un po’ dove ci pare.

Ancora più grande e vere sono le relazioni che si compongono in questa città; fisiche, corpose e compagne. La realtà è che queste non hanno memoria statica ma sempre in evoluzione verso registri che contemplano l’unica dimensione della contentezza.

 (   ) è un bambino su una spiaggia che si è scordato di una Madre e di un Padre e vive l’autonomia del momento.

IMG_1085

Nella seconda città (   ) LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI.

E tutti non sono uguali e tutti non camminano allo stesso modo. Neanche i denti sono uguali. I più fortunati li hanno bianchi. Ma solo perché non sanno quello che fanno o qualcosa di simile che sta scritto nella Bibbia. (   ) è Mariana.

In questa città (   ) gli incontri si fanno solo al di là delle persone, solitamente per un’avere che non dà o per una bipolarità dilagante e devastante che si esprime così: “Farei qualsiasi cosa per te, ma preferisco non vederti”. In questa città il sole brucia troppo, quando piove c’è sempre grandine e come ti siedi per riposarti un pò, non puoi starci troppo perché arrivano i montini che ti obbligano ad alzarti; quelli spazi sono loro o sono dei loro avi, che li hanno costruiti per loro, non per te che “ma chi sei tu per permetterti di riposarti a casa nostra!”. Se per caso riesci a trovare cibo è grazie a loro che non te lo tolgono dalla bocca. Nel cibo c’è sempre troppo sale perché costa poco.

Questa città, che sta sotto all’altra,  ha mura intorno, ai davanzali delle case ci sono chiodi per non fare entrare nessuno e alle porte pure. 

Se qualcuno di voi volesse vivere nella città (   ) deve mettersi in testa di obbligarsi almeno in queste 4 regole: rendersi totalmente subalterno rispetto a un quadro (dipinto nel Palazzo del Potere nel 1200 circa e ora nascosto nella collezione di un montino famoso), dormire poco e male, fingere sempre il sorriso fuori da casa sua e salutare i muri. In questa città (   ) le persone vivono con legati ai piedi due enormi sacchi di sabbia: in uno c’è scritto NOIA nell’altro c’è scritto VUOTO.

Ma il vettore che fa muovere spazialmente chi ci vive o pensa di esisterci ha direzione opposta a queste due sacche. Il risultato che ne viene fuori è un’ incomprensibile paradosso, ossia un “non-senso” senza la parola “senso”.

IMG_1007

Se penso a ( ), m’immagino ad un binario quasi qualsiasi della stazione di SMN che ora è il numero 16 e che porta passeggeri uguali e diversi da quelli che portava sessanta anni fa. E quella è una storia che è stata fatta e ne esiste un’altra che ancora si ha da fare e non capisco ancora bene il motivo, ammesso che la storia abbia senso o bisogno di motivi. Invece sì che la storia ha bisogno di motivi o meglio, di necessità, nel momento in cui chi si pone domande e dubbi di fronte al mondo diventa deliberante e non più delegante.

Questa città si diverte non perché esiste vita divertente, ma si diverte solo perché ridere è sempre più piacevole che essere contenti sempre; si diverte perché è meglio così e non c’è da pensarci troppo.
Però, fra le due città ( ), quella che sta sopra delibera e quella che sta sotto delega.
Fra le due città ( ), ci si diverte in due modi di-versi. La prima è libera, l’altra si costringe alla rima. Come le formiche, che stanno in fila a costruire una loro casa, la seconda ( ) è legata a sé, mentre l’altra no. L’altra non si lega ma ci sfiora e per via esponenziale aumenta la consapevolezza del luogo e della cura del sé.

IMG_0959

IMG_0914

Lascia un commento

Archiviato in Agognate povertà

Frattaglie Filippine #7 – Frattaglie Conclusive

Tra qualche giorno torno a casa. Quando sono partito avevo appena compiuto venticinque anni, ora ne ho ventisei. Sono successe un sacco di cose dall’ultima volta: mi sono trasferito in una zona piuttosto periferica e ho finito di farmi prendere per il culo da gentaglia che naviga nel “business” degli aiuti umanitari come se fosse un business appunto.

Non è cambiato molto però: le blatte privilegiano sempre il pianterreno, la porta del bagno si tiene chiusa perché i topi potrebbero risalire le tubature nuotando e ho visto un piccolo serpente nero a lato della strada. In taxi è sempre meglio mettere la sicura alle porte perché quando si è bloccati nel traffico qualcuno potrebbe aprirle per derubarti. A volte però è il tassista che tenta di derubarti non mettendo il tassametro e bisogna saltare giù. L’altra sera nel bar qui di fianco una prostituta inveiva contro una concorrente, incitando il suo cliente a portarla immediatamente in un motel.

WP_20140411_001

Il mio ultimo giorno di lavoro prevedeva la presenza ad un summit che ho svogliatamente contribuito a organizzare. La mia diretta responsabile, con grande classe e nonscialanza, si è licenziata una settimana prima del convegno per buttarsi nel mondo del mercato immobiliare con una gran dimostrazione di impegno e valore alla causa: “dicono che quest’anno ci sarà un boom economico nel campo” – sob.

Il luogo e la data sono stati cambiati almeno cinque volte nel giro di due settimane, cosicché io dovevo continuamente ricontattare i relatori e avvisarli delle modifiche, finché alcuni, fiutato il tranello, si sono defilati e ci hanno lasciati scoperti per il terzo giorno di conferenze. Poco male, perché nel cuore della notte siamo stati svegliati da alcune decine di partecipanti sotto shock, derubati in albergo mentre dormivano, trasformando così la farsa in tragedia.

A questo punto ho finalmente potuto mandare in culo tutti quanti e me ne sono andato al mare, in un posto dov’ero già stato. Ritornare sui propri passi, con persone e in circostanze diverse, è sempre un ottimo modo per scoprire cose nuove e trovare prospettive differenti. Questa volta, dopo ore di autobus in mezzo alla foresta, sono capitato sulla spiaggia più bella che abbia mai visto:

IMG_3914

Non contento, subito dopo sono partito per Hong Kong. Sulla metro per andare in aeroporto, un signore mi si avvicina e si siede di fianco a me. Mi chiede da dove vengo e mi dice che è stato tre anni in marina a Gaeta, vicino Napoli, e ora fa il marinao. Continua a ripetermi che se mi avesse incontrato prima mi avrebbe sicuramente invitato a casa sua, e quando mi lascia per scendere dal treno mi dice: “Fai attenzione, conosci Manila…”, come se stesse parlando di una vecchia amica in comune.

WP_20140326_001

Appena arrivato a Hong Kong tutto mi sembrava molto tranquillo e taciturno. La notte si può camminare su dei marciapiedi veri e propri e non bisogna tapparsi il naso per coprire l’odore di fogna. Gli autobus a due piani sono veloci e silenziosissimi, e contribuiscono a non creare problemi di traffico. La seconda impressione però è stata: tutto questo è noioso e monotono.

La principale HK Island è per gente di un certo livello, coppie ricche di nazionalità diverse che mandano i propri figli in scuole bilingui. La gente non toglie gli occhi dal cellulare per un istante, tanto che nella metro i messaggi degli altoparlanti invitano a staccare gli occhi dallo schermo e fare attenzione mentre si cammina.

I territori circostanti ospitano luoghi di maggiore interesse, come piccoli villaggi di pescatori, il mercato della giada o il tempio dei diecimila Buddha (che non sono quelli della foto, ma si tratta di piccole statuette posizionate all’interno del tempio vero e proprio):

IMG_4126

 

IMG_4205

Le prime tre notizie di un giornale in inglese, critiche verso la madre-terra cinese, erano degne di una storia di Chuck Palahniuk. La prima raccontava dei furti di organi nelle prigioni cinesi, la seconda riportava di un asilo in cui venivano somministrate medicine ai bambini in modo da non farli mai ammalare e pagare ogni giorno la mensa scolastica, e infine qualche pezzo grosso reclamava “la testa del sindaco di Pechino” se non avesse risolto i problemi di inquinamento della città.

WP_20140412_001

Mi spiegano che gli abitanti protestano sempre più spesso contro la crescente pressione cinese perché non vogliono cedere le libertà espressive di cui godono grazie al sistema de “Un paese, due sistemi”. Da qui si spiega l’astio verso il governatore di Hong Kong, letteralmente un “Chief Executive Officer”, eletto solamente da 1200 rappresentanti di corporazioni e la cui candidatura dev’essere supportata da un comitato elettorale economicamente e politicamente legato alla Cina.

Sono stato anche a Macao per un giorno. Macao è un posto pazzesco. Ex-colonia portoghese, conserva un centro storico bellissimo che però la sera si svuota. Più a nord, il confine terrestre con la Cina, da cui arrivano orde di turisti in bus, più a sud, il motivo per cui arrivano le orde di turisti: un’agghiacciante distesa di casinò dorati e pacchianissimi, per un giro di soldi superiore a quello di Las Vegas. Due isolette minori, collegate a Macao da un ponte, sono state unite tra loro sottraendo terra al mare per metterci più casinò, tra cui il famoso Venetian Hotel, un’aberrazione unica:

IMG_4112

Alla fine, per ultimo il viaggio più importante, quello a cui anelavo da tempo. Sono ritornato tra gli ex-cacciatori di teste, a quasi un anno di distanza, in un’altra tribù ma con un nome nativo. Buscalan, il villaggio dove vive l’ultima tatuatrice kalinga, è un posto bellissimo:

1932503_10203755314792794_6128847672577013523_o

Per arrivarci ci vogliono circa due giorni di viaggio, un’intera notte in autobus più qualche ora in jeepney. La jeepney strabordava di persone, saranno state cinquanta, in attesa nella lamiera rovente sotto il sole di mezzogiorno. Nelle province è sempre così, la partenza avviene quando il veicolo è pieno, ma quando sembra già riempito all’impossibile si aspetta un altro quarto d’ora per infilare l’ultima persona dove prima sembrava impossibile ci fosse spazio. Venti dentro, trenta sul tetto, più sacchi di riso, polli vivi legati sotto i sedili. La gente sulle montagne è splendida, sempre giovali e interessati a comunicare cose semplici ma intelligenti. Un tempo abbondava pure di resistenti armati comunisti.

fang_od

Dopo una notte di riposo si parte per qualche ora di cammino fino al villaggio. Se si sta svolgendo la cerimonia di semina o raccolta del riso, il sentiero è bloccato e nessuno può entrare fino al giorno dopo. Per qualche strano motivo, tutti hanno bisogno di fiammiferi, che chiedono ai turisti. Qualunque individuo di sesso maschile cammina con un machete appeso alla cintura. La guida dice che una volta una turista olandese si è offesa a morte perché le ha detto che le avrebbe fatto bene camminare, dal momento che il suo fisico non aveva propriamente la forma di una bottiglia di coca cola. Quel giorno ha imparato che altrove non è un complimento far notare a una ragazza che può permettersi di mangiare molto cibo. Aveva paura che non lo pagasse più.

IMG_4314

In realtà l’ultima tatuatrice ha insegnato a sua nipote come portare avanti il mestiere, per cui sono stato molto contento di lasciare spazio ai giovani e di farmi tatuare da una diciottenne, dato che la novantacinquenne Fang-Od era a lavorare nei campi. L’inchiostro è fatto con carbone preso dal sotto di una pentola, l’ago è una punta di legno di limone che viene battuta nella pelle con un bastoncino di bambù. I motivi richiamano principalmente caratteristiche di animali, ed erano un tempo usati per protezione o riti di passaggio.
Dopodiché si dorme su una stuoia per terra nella stessa stanza con la tatuatrice, la guida e un altro paio di persone. La notte i ragazzini vengono a bussare specialmente se ci sono ragazze che dormono. Il giorno dopo si scende e si torna indietro.

<p><a href=”http://vimeo.com/91902659″>Jeepney rooftop</a> from <a href=”http://vimeo.com/user19464496″>Federico Pozzoni</a> on <a href=”https://vimeo.com”>Vimeo</a&gt;.</p>

Se gli ultimi due paragrafi sono risultati un po’ confusi, è perché ho bevuto per sbaglio un bicchiere d’acqua del rubinetto. Nonostante ci avessi già provato, non mi sono ancora abituato. Ho passato un giorno coi crampi allo stomaco, la febbre alta e mi si è gonfiata la pancia come a un bambino del Biafra. Purtroppo per il nostro editore però sono ancora in piedi, quindi niente diritti di pubblicazione. Se tutto va bene, questa saga del sud-est asiatico è conclusa. Grazie di cuore e ci vediamo dall’altra parte.

P.S. Il venti aprile ci sarebbe l’inaugurazione di una mostra collettiva in una galleria d’arte. 420 è un codice che i ggiovani nordamericani usano per ritrovarsi a fumare erba verso le 4.20 di pomeriggio, e in generale indica lo stare insieme a scopo ricreativo. Se prestate attenzione ai nomi troverete una piccola sorpresa.

mostra

Lascia un commento

Archiviato in Frattaglie