Frattaglie Filippine #4 – Frattaglie anarco-Balinesi

Quando Monti disse che il posto fisso è monotono stava in realtà evidenziando un aspetto sottocutaneo della crisi che nessuno ha il coraggio di tirare fuori, ovvero: non dobbiamo più preoccuparci della pensione. Il nostro stile di pensiero è cambiato, la qualità della vita è tornata ad abbassarsi e noi non dobbiamo far altro che programmare di crepare prima di finire qualsiasi tipo di lavoro. Oppure non lavorare mai, che è sempre l’opzione migliore e che è del resto agevolata dal fatto che questa monotonia porti con sé il decadimento della maggior parte dei diritti conquistati dai lavoratori dal secondo dopoguerra in poi. Siamo finalmente liberi dalla prospettiva di dover lavorare sodo prima di poterci godere un meritato riposo: l’unico riposo meritato sarà già in una cassa di legno qualche metro sotto terra.

Forse spinti da questa intuizione collettiva, ho trovato un sacco di disperati a Bali. Persone che, pur credendo di esplorare il mondo e conoscere se stessi, hanno già la morte negli occhi, e io gliel’ho letta in faccia. Tutti in fuga da un lavoro fisso e ben pagato (provenienti dal Nord Europa), dall’assenza di esso (Europa meridionale) o puri figli di papà (Americhe), spesso hanno mollato fidanzati e appartamenti senza pensarci due volte. Da allora viaggiano da soli, per un anno o due, attraverso tutti i paesi del Sud-est Asiatico che un lavoro freelance online gli permette di visitare (io dopo una settimana da solo con lo zaino sempre bagnato dalla pioggia già non ce la facevo più). Sembrano fatti con lo stampino, sono tutti fissati di trovare un posto privo di turisti ma si trasferiscono in quello che è un faro del turismo da spiaggia, invece di ricercare l’autenticità nel luogo in cui si è nati e cresciuti. Praticano yoga, credono di trovare se stessi o un contatto con la natura e la semplicità locale (in un paese dove la pornografia è illegale e ti danno venticinque anni per una canna), ammaliati da incensi e vestiti colorati mentre a casa propria non vanno neanche alla Messa di Natale.

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Molti fanno volonturismo, che è il risultato del fatto che la cooperazione allo sviluppo non funziona. O meglio, funziona eccome, come strumento di marketing e propaganda politica sovranazionale. Il suo problema principale è che nessuno vuole sputare nel piatto in cui mangia e quindi l’unica forma di controllo sta nella buona volontà dei partecipanti, che come criterio principale non basterebbe nemmeno per un’associazione condominiale. La soluzione? Utilizzare questi strumenti per creare solidarietà tra i popoli e promuovere l’abbattimento di qualsiasi tipo di frontiera o di divisione sociale. Far fruttare questi soldi buttati per instillare nelle persone il disgusto verso chi ci controlla e chi impone la propria influenza con un sorrisino per rincorrere un sogno di egemonia. In una parola, anarchia.

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