Diari Scozzesi #3

Scrivo dall’aeroporto di Malpensa. Terminal 2, quello dei voli economici. Appena uscito da una costretta cabina in plexigas, area protetta per fumatori. Per la prima volta da quando questi diari esistono, scrivo non dalla terra che mi ospita (prima Canada, ora Scozia) ma dal posto che per me è casa, Italia. A dire il vero, ho già passato il controllo della dogana, quindi non so bene se ufficialmente sia ancora in Italia. Un pannello al neon mi informa che fra un’ora e trenta il mio aereo partirà per Edinburgh. 

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 COLORI

A Edinburgh c’è un bellissimo museo della scienza. Migliaia di oggetti da ogni angolo della terra, catalogati con precisione britannica. Io passeggiavo da solo per il museo, in una fiacca domenica di dicembre, affascinato da pitture giapponesi e ossa di capidoglio. Mi trovavo nella sezione di culture del mondo. Un piccolo juke-box faceva ascoltare canzoni e storie da ogni angolo del pianeta. Incuriosito mi avvicino. Una ragazza, con una sciarpa blu, stava ascoltando una nenia del pacifico. Nel museo semi vuoto, io e lei ci siamo guardati negli occhi. Quando la nenia è finita, lei mi ha chiesto di scegliere una storia. Scelsi la storia del “Topo e del Polipo”, recitata da un attore caraibico. Ascoltammo in silenzio. Poi prendemmo insieme un caffè. Poi ci salutammo, probabilmente per sempre.

La pietra del destino è una pietra di porfido, con una forma vagamente cubica. Viene conservata in una camera blindata nella sala del tesoro del castello di Edinburgh. Tutti i re di Scozia e Inghilterra si sono seduti su quella pietra, nel momento della loro incoronazione. E se gli Scozzesi non fossero particolarmente gelosi, dovrebbe sedervici pure il futuro re, Carlo o William che sia. Molti dei turisti che passano per la sala dei tesori, nemmeno sanno che cosa quella pietra rappresenti. È stupefacente che non si stupiscano di trovare una pietra qualunque, insieme a corone e gemme preziose. Mio padre, informato poco prima da me dell’esistenza della pietra, decise di spiegare a sua volta agli ignari turisti italiani che passavano, il reale valore dell’oggetto. Alla fine della goffa spiegazione, i turisti piacevolmente sorpresi, lo ringraziarono.

Capito per caso in una delle piccole distillerie che le mille contee scozzesi nascondono fra boschi e ruscelli. Questa distilleria cominciò a produrre whisky circa quattrocento anni fa. Siamo nella regione dello Speyside, il gusto è più dolce, i torrenti più lenti. Come di consueto, mi faccio cortesemente versare qualche goccia del loro whisky più scadente, per una farlocca degustazione. Mentre bevo e osservo le loro bottiglie, noto una vetrinetta chiusa a chiave. Bottiglie da 1500 sterline in bella mostra. Chiedo al vecchio signore che mi aveva versato, il comunque ottimo distillato, se qualcuno avesse mai comprato quelle bottiglie così costose. Mi risponde che un paio di settimane prima, dei signori thailandesi ne hanno comprate ben dodici.

IMPRESSIONI

Nel piccolo paese dove abito, Dollar, c’è solo una strada, due pub, un supermercato, e due caffé. Uno di questi si chiama Café des Fleurs, ed è gestito dalle casalinghe del paese. Ci sono quadri di Chagall alle pareti, le tazze e le teiere sono tutte di colori differenti, ed una signora, in bellavista prepara tutto il giorno ottimi dolci. Capita che la mattina fra un’ora e l’altra di lavoro, vada a prenderci un te. Nei tavoli di buon legno, siedono accanto a me, solo anziane signore scozzesi. Che assaggiano tutte le torte cucinate dalla loro amica dietro al bancone. L’atmosfera è sempre amichevole. In questo posto nella campagna della campagna di Scozia, delle anziane signore giocano a fare les vieilles dames de Paris, e la cosa gli riesce molto bene.

Alleno la squadra di calcio della scuola dove lavoro. Adolescenti che pretendono di diventare dei campioni del gioco. La divisa è rossa e bianca, non abbiamo numeri sul dorso. Non ho ancora capito come mai. Partecipiamo al campionato delle scuole del Regno Unito. Di recente abbiamo giocato contro Gordonstoun, la scuola reale, dove hanno studiato i principi di Inghilterra. I direttori mi hanno raccomandato di far bella figura, perché le relazioni con la scuola reale sono essenziali. Gordonstoun si trova nel profondo nord della Scozia, a circa quattro ore da Dollar. Partiti di buona mattina con un autobus di lusso, arriviamo in questa immensa magione dove studiano i più illustri figli di. Si gioca sotto una pioggia battente. Il primo tempo perdiamo 2 a 0. Dopo aver fatto dei campi che la squadra non ha gradito, pareggiamo due pari. I ragazzi sono felici, qualcuno fin troppo. Devo pregarli d’esser più contenuti, viste le relazioni di cui sopra. Mentre torniamo a casa, nel lungo ritorno sul bus, insegno a qualcuno di loro, qualche coro della mia squadra, il Brescia Calcio.

Il pannello al neon ora segna che mancano pochi minuti all’imbarco. Torno in Scozia a lavorare, almeno fino a fine Giugno. Ho salutato i miei genitori questa mattina, molto presto. Oramai siamo tutti e tre abituati a questa pratica del saluto. I monitor della sala d’attesa dove sono ora, fanno vedere le ultime pubblicità di natale. Ora chiudo la valigia e lascerò le pubblicità con le stelle filanti dietro di me. Chi sa se mi mancheranno. Le pubblicità, intendo.

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