Frattaglie Filippine #8 – frattaglie malesi, timoresi & manileñe

[riflessioni]

Da poco più di tre anni, condivido un blog con un amico. A volte questo blog parla di musica, ma in realtà tratta prevalentemente del tempo. Tutta la musica in realtà parla di tempo, ed è tempo che scorre. La nostra vita che ci passa davanti agli occhi, e noi che cerchiamo di afferrarla prima del momento finale.
Quando ho iniziato a scrivere di musica, il tizio che mi ha spronato a farlo e per cui scrivevo all’inizio ha detto una cosa molto semplice. La musica è legata ai ricordi. Ogni canzone è legata a un momento particolare della nostra vita. Per esempio, quando era giovane la polizia l’aveva multato perché la sua macchina andava troppo lentamente, e in quel momento la radio passava una canzone dei Boston. Da allora, ogni volta che sente questa canzone si ricorda di quella situazione.

A Manila il tempo fugge. Credo, senza esagerare, di aver passato la metà del mio tempo di veglia bloccato nel traffico, che ha ormai raggiunto livelli impressionanti. In una megalopoli di 12 milioni di persone possono passare mesi prima di rifare una seconda volta quello che ci piace. Quando capita è oro colato, e se capita non due, ma tre volte, tutto si stringe più vicino, e le distanze spazio-temporali si assottigliano. Il tempo è paura. Io di paura ne ho molta, eppure di tempo mi sembra di averne sempre poco. La distanza è anche paura, perché distanza vuol dire memoria. Persone che se ne vanno, abitudini che si consumano. E non c’è nulla che possiamo fare, se non far passare questo tempo goccia dopo goccia.

C’è un esercizio che i bambini malesi e timoresi fanno per aumentare la concentrazione. Sembra che derivi dalle pratiche dei monaci shaolin. Si tratta di contare il numero di fagioli contenuti in un barattolo senza perdere il conto. Mi sembra di aver capito, oppure è una variante, che al termine del conto il maestro toglie una manciata di fagioli dal barattolo, e l’allievo deve indovinare quanti ne sono rimasti esattamente. Originariamente, i monaci shaolin facevano lo stesso esercizio contando gocce d’acqua.

L’indecisione è tempo, tempo come paura kierkegaardiana delle infinite possibilità.
La memoria è l’unica vita vera che ci possiamo permettere.

[appunti]
(NB: quasi tutte le fonti successive non sono verificate, o sono verificate a memoria, perché non credo che faccia alcuna differenza. Se qualcuno ha voglia di controllare, mi faccia sapere nei commenti)

La Malesia ha oggi un PIL simile a quello della Polonia. Si costruisce ovunque. Si costruiscono grattacieli, centri commerciali, interi quartieri dal nulla in mezzo al territorio drenato dalla coltivazione intensiva di palma da olio.
L’Islam è la religione prevalente da solo una sessantina d’anni. Si dice che a Sud ci siano delle vestigia di templi pagani simili a quelli di Angkor Wat in Cambogia, ma che il governo voglia tenerle nascoste per accentuare l’importanza dell’Islam. Allo stesso tempo, per mantenere il carattere multi-etnico nel paese, le armi della diplomazia limitano i nuovi accessi dal Medio Oriente e l’immigrazione da paesi con un Islam più radicale.

Si dice che per le Nazioni Unite un laureato a Timor Est equivalga a un ragazzino che abbia finito la quarta elementare in Europa. Baggianate. Eppure spesso le classi sono lasciate senza insegnante, oppure il maestro scrive per un’ora alla lavagna dando le spalle agli studenti che fanno tutt’altro. L’invasione indonesiana (1975 – 1999), appoggiata solo indirettamente dagli Stati Uniti del post-Vietnam, avrebbe epurato tra il 20 e il 45 % della popolazione, in primo luogo chiunque avesse un’educazione. L’archivio del museo della resistenza timorese (un luogo visitato prevalentemente da bianchi, a parte quattro bambini di strada riusciti ad entrare senza farsi vedere dalla guardia) potrebbe aiutare a farvi un’idea. Vi si racconta anche la storia del massacro del cimitero di Santa Cruz, uno dei più belli che abbia mai visto.

Il tempo in Asia è diverso. In Europa è stagnante, conservatore. Sembra che nulla si possa più muovere in avanti. Siamo destinati a scomparire, e ne abbiamo paura.
Una ragazza a Dili dice di avere trent’anni. Il suo superiore la incalza: “Ma come, non ne avevi 32 quando sei stata in Australia?” – “Uhm, forse allora sì, sono nata nel… Mi sa che ne ho 33”.

Mentre a Timor Est ogni contesa sembra risolversi con lanci di pietre (risse in strada, ragazzini) e lame di vario tipo (rapine con una katana, ragazzi più grandi con i coltelli), nella regione meridionale di Mindanao, nelle Filippine, si può assoldare un killer per 2000 pesos (circa 40€). Esci da un combattimento di galli e ti sparano alla testa.

Manila invece è indicibile. Non è veramente fotografabile. Mette di fronte a delle scelte radicali.
Lì il tempo si misura con partite a scacchi, rituali cattolici che si svolgono seguendo dinamiche buddhiste, vecchie che litigano al mercato sullo spazio della propria bancarella, candele rosse che bruciano e benedizioni a Quiapo la domenica sera, sotto la drogheria al secondo piano della chiesa. A causa del traffico, possono volerci anche cinque ore dall’aeroporto a casa propria. I fiumi sono fogne. I concerti sono spettacolari, con lo spirito che noi avevamo alle superiori. La cosa positiva è che non ci sono turisti, e forse per questo non mi sono mai sentito più outsider di così.

Facendovi ritorno, e guardando i grattacieli dal finestrino dell’aereo, mi sentivo come l’esploratore del romanzo di Lovecraft “Alle montagne della follia”, che cito sempre perché non sono riuscito a leggerne altri. Descrivendo una catena montuosa mai scoperta prima, con vette nere alte il doppio dell’Himalaya, la percezione della grandezza della natura fa raggelare il sangue nelle vene del narratore.
Tornando a casa, pensavo invece a “Il giovane antropologo” di Nigel Barley. Il protagonista, dopo quasi due anni in un villaggio rurale del Camerun e infinite (divertentissime) peripezie burocratiche, rientra a Roma e si imbatte in difficoltà ancora più incomprensibili.

La vita sembra avere molto più senso quando si è fuori posto.

[galleria foto]
(1-2-3-4-5 Malaysia; 6-7-8-9-10-11 Timor Leste; 12-13-14-15-16-17-18-19-20 Metro Manila)

WP_20151120_002

WP_20151119_004

WP_20151122_012

WP_20151118_001

WP_20151124_007

WP_20151128_023

WP_20151127_001

WP_20151127_008

WP_20151128_001

WP_20151128_011

WP_20151128_012

WP_20151210_001

WP_20151211_012

DSCN9805

DSCN9804

DSCN9807

DSCN9808

DSCN9816

DSCN9802

DSCN9803

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...