Helzapoppin – La trilogia di New York

Di Francesco Lacava

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Pubblicata nel periodo tra il 1985 e il 1987, l’opera è composta da tre romanzi scritti da Paul Auster, autore, fra le altre cose, della sceneggiatura di un piccolo e dolcissimo capolavoro quale “Smoke”.

La trilogia comprende Città di Vetro: storia di uno scrittore di romanzi polizieschi, Quinn, che viene coinvolto in un caso che sembra scaturito dalla sua stessa penna. Scoprirà quanto è facile perdere sé stessi quando si gioca con l’identità, specie quando il proprio Io è uno pseudonimo.

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Fantasmi: è un racconto lungo dove un investigatore privato viene ingaggiato per spiare le azioni e i segreti di un uomo che conduce una vita noiosa e piatta. L’epilogo sarà un rovesciamento della situazione e della realtà delle cose.

La Stanza Chiusa: chiude l’opera e narra di un giornalista che riceve un incombente compito: revisionare l’intera opera di uno scrittore, suo amico di infanzia. Il lavoro si rivelerà però distruttivo per la sua identità tanto da condurlo all’oblio di sé stesso e alla conseguente rinascita sotto nuova forma.

Le tre storie hanno diversi punti in comune che, come il proverbiale fil rouge, si dipanano lungo l’arco delle intere narrazioni: la città di New York ovviamente è il primo e più lampante.

Come è stato più volte detto prima d’ora la città descritta da Auster è un non-luogo, non nel senso di spazio, che può essere identificato con qualsiasi altra metropoli esistente, ma nel senso di una città che ha dei punti chiave fissi (Central Station, Fifth Avenue, Columbus University) e che agisce come catalizzatore disarmante e alienante dell’individuo.

New York come disgregatrice di identità.

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Dalla definizione dell’antropologo Marc Augè il non-luogo è uno spazio che non ha nessun legame identificativo e storico, ma si crea e si modifica a seconda delle necessità. Così è la Grande Mela tratteggiata da Auster, un luogo che si srotola dinanzi all’essere umano, offrendo riparo, sesso, cibo e soddisfazione dei propri istinti.

A dimostrazione di ciò abbiamo tre diverse anime mostrate nella Trilogia: in Città di Vetro, troviamo una New York rampante, ottimista solare e reaganiana.

In Fantasmi invece veniamo catapultati dentro una fumosa città post secondo conflitto, piovosa e cupa. Ne La Stanza Chiusa invece siamo nella Grande Mela solo come punto di partenza iniziale, il protagonista infatti fugge ed esplora nuovi lidi, fino a ritornare al grembo umido da cui tutto è iniziato. 

Oltre alla cornice della città di New York, entro cui i personaggi si muovono e che sono collegati tra di loro, in inevitabili gradi di separazione, una costante comune è la letteratura, non solo intesa quale insieme delle opere scritte da uno o più autori, ma intesa come realtà esistente.

La Letteratura come Entità  in grado di spiegare, lenire e accudire la vita dell’individuo. Tutti i personaggi, a partire dai protagonisti, hanno un loro rapporto specifico con essa.

Pieter Bruegel – la grande torre di babelePieter Bruegel – la grande torre di babele

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Peter Bruegel, La grande torre di Babele.

Un rapporto di lavoro (il protagonista di Città di Vetro); un rapporto conflittuale (l’investigatore di Fantasmi) e un rapporto predestinato, quasi ineluttabile (il giornalista de La Stanza Chiusa).

Gli epiloghi saranno diversi dai punti di partenza e le risoluzioni porteranno ad una svolta nelle vite non solo dei protagonisti, ma anche dei personaggi che gravitano attorno ad essi.

Gli stessi personaggi, siano essi attori o comparse, vengono tratteggiati da Auster con incredibile umanità, scarne descrizioni fisiche ma profondi tratteggi psicologici, delle vere autopsie psichiche che mostrano l’interezza de moti dell”anima e dei caratteri.

Sono creature alla ricerca perenne della propria identità, che non è mai la stessa e da cui tutto comincia, perché è facile perdere sé stessi nella fluida e immensa città di New York.

La solitudine dell’individuo è un altro elemento frequente nella trilogia, collegato sempre alla ricerca dell’ identità. Ogni essere che vive in quelle pagine sceglie l’isolamento (volontario o forzato) che gli permette di arrivare a comprendere il proprio nuovo io, perdendo quello vecchio.

Non mancano gli elementi autobiografici, in Città di Vetro ad esempio lo scambio di identità del protagonista, che già di per sé vive due vite, la sua (Quinn) e quella dello pseudonimo con cui scrive (William Wilson), avviene con l’investigatore privato che si chiama proprio Paul Auster.

O ancora ne La Stanza Chiusa, il protagonista trascorre parte della vicenda a Parigi, descrivendo un luogo dove lo stesso autore ha vissuto e vissuto per diversi anni.

Voto: 7/10 

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